Le nostre anime di notte di Kent Haruf recensione

Le nostre anime di notte di Kent Haruf recensione
Data uscita: 13 febbraio 2017
Editore: NN Editore
Pagine: 171

TRAMA
È nella cittadina di Holt, Colorado, che un giorno Addie Moore rende una visita inaspettata al vicino di casa, Louis Waters. I due sono entrambi in là con gli anni, vedovi, e le loro giornate si sono svuotate di incombenze e occasioni. La proposta di Addie è scandalosa e diretta: vuoi passare le notti da me?Inizia così una storia di intimità, amicizia e amore, fatta di racconti sussurrati alla luce delle stelle e piccoli gesti di premura. Ma la comunità di Holt non accetta la relazione di Addie e Louis, che considera inspiegabile, ribelle e spregiudicata. E i due protagonisti si trovano a dover scegliere tra la propria libertà e il rimpianto.
RECENSIONE
Le nostre anime di notte è il primo romanzo di Kent Haruf che leggo, non ho ancora iniziato la trilogia della pianura quindi ho affrontato il romanzo senza particolare curiosità o aspettativa.
La trama è molto semplice, due vedovi soli si cercano per farsi compagnia e sconfiggere il senso di solitudine.

“Mi chiedevo se ti andrebbe qualche volta di venire a dormire da me.
Cosa? In che senso?
Nel senso che siamo tutti e due soli. Ce ne stiamo per conto nostro da troppo tempo. Da anni. Io mi sento sola. Penso che anche tu lo sia. Mi chiedevo se ti andrebbe di venire a dormire da me, la notte. E parlare.”

La forma utilizzata per scrivere racconto non mi piace molto seppur sia semplice, cosa che solitamente apprezzo. Questo perché non amo i dialoghi scritti senza virgolette o punteggiatura per segnalarne l’inizio e la fine. Purtroppo ho le mie fissazioni e questo stile mi spiazza, non capisco immediatamente se il personaggio sta parlando o sta pensando e ne provo un gran fastidio! Immagino che il fine dell’autore sia quello di rendere più diretto il dialogo, ma proprio non riesco a digerire questa sua scelta!
Nonostante questo mio problema personale con la segnatura dei dialoghi la lettura si è resa presto piacevole ed emozionante. L’autore riesce a far provare per i suoi protagonisti una forte ed immediata empatia e mi sono trovata fin da subito a fare il tifo per Addie Moore e Louis Waters indignandomi per lo scalpore che la loro relazione desta nel paese dove vivono, Holt, e provando simpatia per il dolce nipotino (e contestualmente molta antipatia per gli egoisti genitori del bimbo).

A termine del libro mi sono chiesta come giudicare la lettura nel complesso, al di là della capacità straordinaria di condividere le emozioni dei protagonisti. Sarà per la delicatezza dei sentimenti o per la semplicità nell’esposizione che questo libro mi ha fatto provare dolci emozioni mentre lo leggevo ma non ha lasciato in me il segno.

Già ora, a diversi giorni dall’aver finito il libro (sono indietro con le recensioni! Sto leggendo troppo!!) ho notato quanto effimero fosse il mio coinvolgimento nella lettura. Forse per l’eccessiva semplicità della trama, non saprei, ma non penso di leggere a breve una nuova opera di Kent Haruf.
VALUTAZIONE

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